Può la riflessione filosofico politica fare a meno della verità? Ammesso che il suo scopo sia pratico, e i suoi sforzi indirizzati alla composizione dei conflitti all’interno della società, è possibile sospendere la verità assumendo al suo posto la ragionevolezza? Basta un’idea del politicamente ragionevole per gli scopi del liberalismo politico? Sono questi gli interrogativi di partenza con cui accostarsi alla ‘svolta politica’ impressa da Rawls alla sua riflessione sulla giustizia, culminata con Liberalismo politico. Tesi di fondo di questo lavoro è che, oltre Rawls, occorra ripensare la nozione di ragionevolezza e, per contrasto, di irragionevolezza; in particolare, va rivista la categoria di “irragionevoli” onde prendere maggiormente sul serio la varietà dei resoconti di verità che abitano la società ‘reale’. Ne deriva che non c’è solo il consenso per intersezione alla base della convivenza pacifica e stabile, unica alternativa per Rawls alla precarietà del modus vivendi; può darsi invece una modalità pacifica e stabile di partecipazione all’impresa cooperativa nel segno di uno stabile modus vivendi, che si rende disponibile per i “non-ragionevoli”, per coloro, cioè, che non fanno propri gli standard della ragione pubblica, che non condividono i fondamenti della società liberale ma che non rappresentano per ciò stesso una minaccia all’ordine e alla stabilità.

La verità sospesa. Ragionevolezza e irragionevolezza nella filosofia politica di John Rawls

SALA , ROBERTA
2012-01-01

Abstract

Può la riflessione filosofico politica fare a meno della verità? Ammesso che il suo scopo sia pratico, e i suoi sforzi indirizzati alla composizione dei conflitti all’interno della società, è possibile sospendere la verità assumendo al suo posto la ragionevolezza? Basta un’idea del politicamente ragionevole per gli scopi del liberalismo politico? Sono questi gli interrogativi di partenza con cui accostarsi alla ‘svolta politica’ impressa da Rawls alla sua riflessione sulla giustizia, culminata con Liberalismo politico. Tesi di fondo di questo lavoro è che, oltre Rawls, occorra ripensare la nozione di ragionevolezza e, per contrasto, di irragionevolezza; in particolare, va rivista la categoria di “irragionevoli” onde prendere maggiormente sul serio la varietà dei resoconti di verità che abitano la società ‘reale’. Ne deriva che non c’è solo il consenso per intersezione alla base della convivenza pacifica e stabile, unica alternativa per Rawls alla precarietà del modus vivendi; può darsi invece una modalità pacifica e stabile di partecipazione all’impresa cooperativa nel segno di uno stabile modus vivendi, che si rende disponibile per i “non-ragionevoli”, per coloro, cioè, che non fanno propri gli standard della ragione pubblica, che non condividono i fondamenti della società liberale ma che non rappresentano per ciò stesso una minaccia all’ordine e alla stabilità.
2012
978-88-207-5655-0
Liberalismo; ragionevolezza; giustizia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11768/22157
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