L’articolo sviluppa la tesi benjaminiana per cui il “nucleo essenziale” della traduzione, spogliata di tutto ciò che è comunicazione, è l’intraducibile. Questa tesi viene messa in relazione con quel particolare tipo di traduzione (traduzione intersemiotica (Jakobson)) rappresentato dall’ékphrasis, termine che indica la descrizione verbale di un’immagine, in particolare di un’opera d’arte visiva. Il limite dell’ékphrasis è che al vertice dell’esattezza e della capacità poetica del linguaggio essa si scontra con ciò che rimane intraducibile, la presenza silenziosa dell'opera, l’esperienza della sua disponibilità estetica, di cui la parola finisce per attestare piuttosto l’assenza. L’articolo si conclude prendendo in esame quella particolare ékphrasis della Veduta di Delft di Vermeer che fa la sua comparsa nell’episodio proustiano della morte di Bergotte. Proust inventa un dettaglio immaginario – un petit pan de mur jaune – per farci vedere l’invisibile, l’intraducibile dell’immagine, evocando al contempo il movente segreto di ogni traduzione, ovvero la resistenza della sopravvivenza contro la morte.

The article develops Benjamin's thesis that the "essential core" of translation, stripped of all that is communication, is the untranslatable. This thesis is related to that particular type of translation - the intersemiotic translation (Jakobson) - represented by ékphrasis, a term that indicates the verbal description of an image, in particular of a work of visual art. The limit of the ékphrasis is that at the apex of the exactness and poetic capacity of language it collides with what remains untranslatable, the silent presence of the work, the experience of its aesthetic availability, of which words eventually attest its very absence. The article concludes by examining that particular ékphrasis of Vermeer's View of Delft which appears in the Proustian episode of Bergotte's death. Proust invents an imaginary detail - a petit pan de mur jaune - to show us the invisible, the untranslatable of the image, while evoking the secret motive of each translation, namely the resistance of survival against death.

Ékphrasis. Il silenzio dell’immagine e l’intraducibile

Andrea Tagliapietra
2022

Abstract

The article develops Benjamin's thesis that the "essential core" of translation, stripped of all that is communication, is the untranslatable. This thesis is related to that particular type of translation - the intersemiotic translation (Jakobson) - represented by ékphrasis, a term that indicates the verbal description of an image, in particular of a work of visual art. The limit of the ékphrasis is that at the apex of the exactness and poetic capacity of language it collides with what remains untranslatable, the silent presence of the work, the experience of its aesthetic availability, of which words eventually attest its very absence. The article concludes by examining that particular ékphrasis of Vermeer's View of Delft which appears in the Proustian episode of Bergotte's death. Proust invents an imaginary detail - a petit pan de mur jaune - to show us the invisible, the untranslatable of the image, while evoking the secret motive of each translation, namely the resistance of survival against death.
L’articolo sviluppa la tesi benjaminiana per cui il “nucleo essenziale” della traduzione, spogliata di tutto ciò che è comunicazione, è l’intraducibile. Questa tesi viene messa in relazione con quel particolare tipo di traduzione (traduzione intersemiotica (Jakobson)) rappresentato dall’ékphrasis, termine che indica la descrizione verbale di un’immagine, in particolare di un’opera d’arte visiva. Il limite dell’ékphrasis è che al vertice dell’esattezza e della capacità poetica del linguaggio essa si scontra con ciò che rimane intraducibile, la presenza silenziosa dell'opera, l’esperienza della sua disponibilità estetica, di cui la parola finisce per attestare piuttosto l’assenza. L’articolo si conclude prendendo in esame quella particolare ékphrasis della Veduta di Delft di Vermeer che fa la sua comparsa nell’episodio proustiano della morte di Bergotte. Proust inventa un dettaglio immaginario – un petit pan de mur jaune – per farci vedere l’invisibile, l’intraducibile dell’immagine, evocando al contempo il movente segreto di ogni traduzione, ovvero la resistenza della sopravvivenza contro la morte.
Ékphrasis, Metaphor, Image, Visual art, Untranslatable
Ékphrasis, Metafora, Immagine, Arti Visive, Intraducibile
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11768/130691
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact