Nel 1913 Adolf Reinach, allievo di Edmund Husserl, pubblica Die apriorischen Grundlagen des bürgerlichen Rechtes [I fondamenti a priori del diritto civile]. In quest’opera, Reinach individua un nuovo tipo di atti: gli «atti sociali» [soziale Akte]. Si tratta di atti come promettere, domandare, comandare,richiedere, pregare, etc., i quali hanno la caratteristica essenziale e specifica di non poter essere compiuti semplicemente nella mente del soggetto agente, ma di dovere essere manifestati ad altri e percepiti da altri a cui sono rivolti.Prima di Reinach, questi atti non erano stati definiti in modo specifico ad eccezione del filosofo scozzese Thomas Reid che aveva in parte anticipato l’intuizione di Reinach parlando di «operazioni sociali» e di atti sociali della «mente umana». Gli atti sociali di Reinach sono stati in seguito interpretati come «atti linguistici» [speech acts] ante litteram: questi ultimi saranno infatti definiti come tali solo mezzo secolo dopo Reinach da John L. Austin (1962) e successivamente rielaborati da John R. Searle(1969).Nel presente lavoro discuterò quattro tesi relative alle radici eminentemente fenomenologiche della scoperta di Reinach degli «atti sociali»:1. Atti di significare e atti sociali sono entrambi interi [Ganze] costituiti dai momenti non-indipendenti [unselbständige Momente] dell’espressione e dell’atto mentale. Nel caso degli atti sociali, l’intero è ulteriormente costituito da altri momenti non-indipendenti e da parti indipendenti [selbständige Teile]. Sono momenti non-indipendenti: la manifestazione [Kundgebung] dell’atto e la percezione [Vernehmung] dell’atto da parte del destinatario. Sonoinvece parti indipendenti: l’esperienza vissuta interna [Innererlebnis] su cui l’atto sociale si fonda e le entità normative eventualmente prodotte dall’atto sociale.2. Atti di significare e atti sociali, in quanto atti connessi in modo essenziale a espressioni linguistiche, sono entrambi atti linguistici: sono atti che possono essere compiuti solo se espressi linguisticamente. Diversamente da quanto sostiene Michael Dummett (Dummett1988), anche in fenomenologia proprio a partire dallo stesso Husserl, e non solo in filosofia analitica, è presente una teoria degli atti linguistici. Distinguiamo poi dagli atti linguistici tutti gli atti che possono essere espressi, ma che non devono necessariamente essere espressi per essere compiuti: atti linguistici vs. atti non linguistici.3. Atti di significare vs. atti sociali: gli atti di significare sono atti linguistici endosoggettivi, mentre gli atti sociali sono atti linguistici exosoggettivi. I primi devono necessariamente essere espressi linguisticamente, ma non devono necessariamente essere comunicati ad altri soggetti; i secondi devono necessariamente non solo essere espressi linguisticamente, ma anche essere comunicati ad altri soggetti a cui si rivolgono.4. Atti di significare vs. atti sociali: gli atti di significare sono atti intenzionali oggettivanti, costitutivi dell’oggettualità e del significato; gli atti sociali sono atti intenzionali non oggettivanti fondati in atti oggettivanti di significare.

Per una preistoria degli atti sociali: gli atti di significare di Edmund Husserl

DE VECCHI , FRANCESCA MARIA
2010

Abstract

Nel 1913 Adolf Reinach, allievo di Edmund Husserl, pubblica Die apriorischen Grundlagen des bürgerlichen Rechtes [I fondamenti a priori del diritto civile]. In quest’opera, Reinach individua un nuovo tipo di atti: gli «atti sociali» [soziale Akte]. Si tratta di atti come promettere, domandare, comandare,richiedere, pregare, etc., i quali hanno la caratteristica essenziale e specifica di non poter essere compiuti semplicemente nella mente del soggetto agente, ma di dovere essere manifestati ad altri e percepiti da altri a cui sono rivolti.Prima di Reinach, questi atti non erano stati definiti in modo specifico ad eccezione del filosofo scozzese Thomas Reid che aveva in parte anticipato l’intuizione di Reinach parlando di «operazioni sociali» e di atti sociali della «mente umana». Gli atti sociali di Reinach sono stati in seguito interpretati come «atti linguistici» [speech acts] ante litteram: questi ultimi saranno infatti definiti come tali solo mezzo secolo dopo Reinach da John L. Austin (1962) e successivamente rielaborati da John R. Searle(1969).Nel presente lavoro discuterò quattro tesi relative alle radici eminentemente fenomenologiche della scoperta di Reinach degli «atti sociali»:1. Atti di significare e atti sociali sono entrambi interi [Ganze] costituiti dai momenti non-indipendenti [unselbständige Momente] dell’espressione e dell’atto mentale. Nel caso degli atti sociali, l’intero è ulteriormente costituito da altri momenti non-indipendenti e da parti indipendenti [selbständige Teile]. Sono momenti non-indipendenti: la manifestazione [Kundgebung] dell’atto e la percezione [Vernehmung] dell’atto da parte del destinatario. Sonoinvece parti indipendenti: l’esperienza vissuta interna [Innererlebnis] su cui l’atto sociale si fonda e le entità normative eventualmente prodotte dall’atto sociale.2. Atti di significare e atti sociali, in quanto atti connessi in modo essenziale a espressioni linguistiche, sono entrambi atti linguistici: sono atti che possono essere compiuti solo se espressi linguisticamente. Diversamente da quanto sostiene Michael Dummett (Dummett1988), anche in fenomenologia proprio a partire dallo stesso Husserl, e non solo in filosofia analitica, è presente una teoria degli atti linguistici. Distinguiamo poi dagli atti linguistici tutti gli atti che possono essere espressi, ma che non devono necessariamente essere espressi per essere compiuti: atti linguistici vs. atti non linguistici.3. Atti di significare vs. atti sociali: gli atti di significare sono atti linguistici endosoggettivi, mentre gli atti sociali sono atti linguistici exosoggettivi. I primi devono necessariamente essere espressi linguisticamente, ma non devono necessariamente essere comunicati ad altri soggetti; i secondi devono necessariamente non solo essere espressi linguisticamente, ma anche essere comunicati ad altri soggetti a cui si rivolgono.4. Atti di significare vs. atti sociali: gli atti di significare sono atti intenzionali oggettivanti, costitutivi dell’oggettualità e del significato; gli atti sociali sono atti intenzionali non oggettivanti fondati in atti oggettivanti di significare.
Atti sociali; atti di significare; atti linguistici; intero e parte
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11768/4987
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